Amici quando tutti facevano tutto
0 10 min 2 anni

Quante volte vi è capitato di leggere, sotto i video di Saranno Famosi Cult, Amici Story o Saranno Famosi 2001 messaggi come “Quando tutti facevano tutto”, “quando tutto era più vero e genuino” o “adesso si rifiutano di fare qualsiasi cosa perché non è il loro stile”?

Ebbene, Amici in effetti nasce come una sorta di accademia da musical, in cui tutti i concorrenti dovevano essere sufficientemente preparati in tutte le discipline, che il primo anno comprendevano anche musica e presentazione televisiva.

Va detto, però, che quando la scuola si chiamava ancora Saranno Famosi, il concept era molto differente soprattutto rispetto agli allievi che ne entravano a far parte. Per la maggior parte si trattava di persone che avevano attitudine per la danza, il canto o la recitazione, ma che erano persino autodidatte.

Durante la prima edizione di Amici, i concorrenti che già avevano un po’ di studio alle spalle erano pochi. Basta dare un’occhiata ai video di Saranno Famosi 2001 su Instagram per farsene un’idea. Se Clementina Giacente aveva già evidentemente dello studio alle spalle, Antonio Baldes veniva da tutt’altro mondo, quello del fitness.

Con premesse di questo tipo, è ovvio che il programma avesse aspettative diverse verso i suoi concorrenti. In particolare, l’impronta era quella del musical e l’idea quella di formare persone in grado di stare su un palco a teatro, se non nei panni dei protagonisti, quantomeno come ballerini sullo sfondo.

Con il passare degli anni, il modello iniziale è via via mutato, fino a che di discipline ne sono rimaste solo due, il canto e il ballo. Ma non è questo l’unico aspetto che i nostalgici rimpiangono.

Scopriamo come si è modificato il format di Amici negli anni e se davvero era tutto rose e fiori come si racconta.

Amici, cosa è cambiato e cosa no (e se funziona davvero)

L’impronta del musical, quando ad Amici “tutti facevano tutto”

Come già accennato, Saranno Famosi voleva fare esattamente ciò che la serie TV omonima proponeva (con tanto di identico font): mettere in scena coreografie, canzoni, pezzi recitati e soprattutto musical. Ogni sabato pomeriggio, specialmente nel corso delle prime due edizioni, veniva presentato il riassunto di un musical differente, da Grease a West Side Story. Si trattava di un momento che arricchiva il programma e che metteva gli allievi di fronte al dover imparare un po’ tutte le discipline.

Durante la fase serale l’esigenza di sapersela cavare in tutto ed essere i cosiddetti “artisti completi” che il programma sperava di creare si faceva più insistente. Durante le sfide uno contro uno, ognuno dei concorrenti era messo di fronte a prove che non sempre attenevano alla disciplina di appartenenza, così molti aspiranti ballerini si trovavano a cantare e viceversa.

Purtroppo, ed è qui che i nostalgici mentono a loro stessi, non sempre i risultati erano piacevoli e molte esibizioni si rivelavano degne de La Corrida.

Era sicuramente ammirevole l’impegno degli allievi, ma forse la divisione in squadre avvenuta tra quinta e sesta edizione non è stato poi un risvolto così negativo, soprattutto in termini di spettacolo e in particolare quando coreografi come Steve LaChance si rifiutavano di rendere i loro balli più semplici se in sfida c’erano due cantanti. Uno dei casi in questione? La sfida tra Lidia Cocciolo e Daniele Perrino di Amici 2.

Amici, dopotutto, è un programma TV che si vanta di portare l’arte nelle case di chi lo guarda e sentire una campana stonata non era esattamente piacevolissimo. C’erano ovviamente delle eccezioni, allievi veramente capaci in ogni disciplina, perché magari avevano già studiato prima di entrare nella scuola. Ma per ogni Valeria Belleudi che esiste, c’erano anche i Pietro Napolano di questo mondo.

Tuttavia, un risvolto negativo c’è e riguarda la riduzione dei banchi di recitazione, che hanno resistito fino all’edizione numero 8, con Angelo Marotta e Piero Campanale. Senza la recitazione e senza i musical, il programma ha perso tanto già a partire dalla sesta edizione, in cui l’unica attrice arrivata al serale, Federica Capuano, non aveva un confronto diretto nell’altra squadra ed era purtroppo messa costantemente in panchina, in attesa di esibirsi almeno in una prova.

Il pongo-regolamento

Qualcuno vi dirà che le macchinazioni della commissione o il regolamento che cambia per favorire un allievo anziché un altro siano risvolti recenti ad Amici, ma la verità è che non è esattamente così.

Se spulciate tra i post di Saranno Famosi Cult su Instagram e guardate l’esito della sfida tra Stefano Bindinelli e Federico Patrizi, potete farvi un’idea ben precisa di come il pongo-regolamento sia esistito fin da principio.

 

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Nonostante fosse consentito dal regolamento passare la sfida a un altro compagno (quello stesso anno Elena Novaresi aveva passato la patata bollente alla più brava Anbeta Toromani), la commissione e Maria De Filippi hanno voluto salvare Stefano a ogni costo, mettendo in dubbio le condizioni fisiche di Luca Basto e consentendo a Stefano, risultato sconfitto da Federico, di rientrare a patto di vincere un’ulteriore sfida contro Luca. Peccato che, secondo il regolamento, una volta fuori non sarebbe stato possibile per alcun allievo rientrare. Ma si sa, un bel sorriso in TV fa sempre bene.

La farsa degli esami di sbarramento

Fin dalla sua prima edizione, il programma è stato diviso in fasi: la prima era quella delle sfide, poi c’erano gli esami di accesso al serale, infine la fase serale vera e propria, quella finale.

Durante la prima edizione, quattro sono stati gli allievi risultati non idonei a partecipare al serale poiché non sufficienti in tutte le discipline. Lo stesso è accaduto nella seconda e quarta edizione, con 5 allievi eliminati e uno costretto a ritirarsi causa infortunio.

La terza edizione è stata differente, perché in quell’occasione per chi non era sufficiente c’è stata un’iniziale sospensione del giudizio, in seguito alla quale la commissione ha promosso tutti e 26 gli allievi. Naturalmente, è facile intuire che non si trattasse dell’unica classe in cui tutti i concorrenti erano veramente perfetti in ogni disciplina. Si trattava piuttosto di una scelta dipesa da un’esigenza televisiva, da una mutazione nel regolamento: quell’anno, ogni sera, erano previste due sfide, ragion per cui diveniva necessario un numero maggiore di allievi al serale.

Naturalmente, non ci lamentiamo, perché in questo modo a ciascuno è stata data una chance. Peccato solo per quegli allievi che nei due anni precedenti e in quello successivo hanno ricevuto uno stop perché, magari, non eccellevano in teoria della danza…

Se poi consideriamo che per qualcuno è stato – giustamente – chiuso un occhio se si trattava di fuoriclasse nella propria materia, allora viene spontaneo domandarsi perché non farlo un po’ per tutti soprattutto per chi, come Giovanna Martini nell’edizione 2, era particolarmente adatta alla TV. L’ironia e il carattere spiritoso avrebbero fatto la differenza nella gestione dei tempi televisivi, un po’ come ha fatto qualche anno dopo Diana De Bufalo, durante la decima edizione del programma.

 

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Il risultato di questi esami non era solo un meccanismo modificabile, legatissimo al pongo-regolamento, che andava sempre a discapito dei concorrenti, ma anche un’arma a doppio taglio, che portava al serale anche quegli allievi che facevano, sì, un po’ di tutto, ma non spiccavano davvero in nessuna materia.

Se a tutto ciò aggiungiamo il fatto che durante la quinta edizione non c’è stato alcuno sbarramento solo per giustificare l’ammissione di personaggi come Raffaele Tizzano al serale, o che dalla settima edizione queste verifiche sono state abolite perché in nessun universo Marco Carta o Simonetta Spiri avrebbero ottenuto la sufficienza in dizione, allora il quadro diventa ancora più chiaro.

Le liti tra i concorrenti

Tante volte, leggiucchiando qua e là, capita di leggere che “le prime edizioni erano più genuine”, non c’erano liti né polemiche, solo voglia di imparare, perché “Amici era fatto di ragazzi come noi”. Vi svelo un segreto: anche quei ragazzi litigavano, esattamente come facciamo noi spettatori, ed è normale che succeda quando più di venti ragazzi e ragazze sono costretti a convivere pur avendo abitudini e idee differenti.

Le liti non sono arrivate con la famosa divisione a squadre di Amici 5, non con i video in casetta dei Bianchi e dei Blu, non con le imitazioni e le prese in giro. Chi ha guardato Amici con attenzione fin dall’inizio, sa che Valeria Monetti non ha mai fatto mistero della sua antipatia nei confronti di alcuni sfidanti esterni o che Augusto “Gugu” Da Graça e Danilo Grano proprio non andavano d’accordo. La differenza sta nel fatto che durante i primi anni di trasmissione determinate discussioni non andavano in onda e si preferiva trasmettere qualche lezione in più.

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