A ventidue anni di distanza dal film originale, Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo segna definitivamente il ritorno di Lindsay Lohan sulla scena cinematografica. In una Hollywood più incline a perdonare violenti e predatori che giovani star che perdono loro stesse a causa delle pressioni dell’industria, la rinascita dell’attrice rappresenta una vera e propria vittoria, simbolo di coraggio e resilienza.
Non è un caso che il film sia disseminato di piccoli omaggi alla carriera di Lohan, che strizzi l’occhio ai suoi ruoli più famosi e iconici senza, però, scadere nel mero autocitazionismo. Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo è una celebrazione del passato e al tempo stesso un nuovo inizio: Lindsay Lohan è tornata, più forte, ironica e brillante che mai.
Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo, un film per i millennial cresciuti con Lindsay Lohan, la recensione
Con la sua interprete, torna, naturalmente, anche Anna Coleman in una veste tutta nuova. Non è più la ragazzina ribelle convinta che chiunque cercasse di rovinarle la vita. Ora è un’adulta, ha delle responsabilità, non è quella che viene tirata giù dal letto per andare a scuola dalla madre, ma è lei adesso la madre alle prese con una figlia adolescente e arrabbiata col mondo come lo era lei. Non è quella che trascorre ogni santo giorno in punizione, ma quella che rimprovera sua figlia per esserci finita!
Da questo punto di vista, Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo è sì un sequel, ma anche e soprattutto uno specchio per i millennial, il ritratto di una generazione piena di sogni e ideali che si è dovuta scontrare con la realtà, è un film dedicato a chi è cresciuto con tutti personaggi di Lindsay Lohan. Adesso anche noi siamo “grandi” come Anna, ed esattamente come lei navighiamo le acque imprevedibili della vita adulta.
Anna, che aveva l’ambizione della musica rock, ha dovuto fare un passo indietro e reinventare la sua carriera, non più sul palco, che sotto sotto sogna ancora a occhi aperti, ma dietro le quinte. È una manager e produttrice musicale di successo, certo, ma è stata costretta a fare delle rinunce, a compiere scelte difficili e a scendere a compromessi.
Non solo per quanto riguarda la carriera, ma anche con la famiglia. Anna è sempre in cerca del giusto equilibrio tra l’essere la madre single di una teenager sovversiva ed essere a sua volta la figlia di una donna empatica e di buon cuore, ma spesso oppressiva e soffocante.
Tre generazioni a confronto
Come nell’originale, anche stavolta i conflitti generazionali sono ancora il centro della narrazione. Ma nel sequel del 2025 le generazioni a confronto sono tre. Non ci sono solo Tess e Anna, ma anche Harper e Lily. Nonne, madri e figlie. Tess vive sulla propria pelle la senescenza di cui parlava il suo libro in Quel pazzo venerdì, Anna cerca di trovare un punto di congiunzione tra desideri e rinunce, mentre Harper e Lily sono delle adolescenti che… fanno le adolescenti, col classico atteggiamento di sfida verso qualsiasi tipo di autorità.
Il consueto scambio di corpi tra le quattro permette a ognuna di loro di mettersi nei panni dell’altra. Lily distrugge il muro che aveva cotruito per proteggersi dal dolore della perdita di sua madre; Harper scopre di non essere un peso per Anna, che sceglierà sempre lei su chiunque altro; Anna a sua volta impara a comunicare meglio con sua figlia; e Tess diventa infine il collante del nuovo nucleo familiare, mettendo le proprie esperienze a servizio dei più giovani.
Il tutto, naturalmente, contornato da grasse risate. I gap generazionali diventano motivo di riflessione, ma anche l’occasione per ironizzarvi su attraverso siparietti comici e battute brillanti, con adolescenti che credono che chiunque sopra i trenta sia vecchio, e adulti che tentano di mostrarsi cool agli occhi dei più giovani, usando il loro linguaggio senza successo. Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan sono ancora una volta esilaranti, sostenute da un cast che, tra graditi ritorni e nuovi arrivi, regala momenti di pura ilarità.
Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo è una lettera d’amore a Lindsay Lohan e una coperta di Linus per tutti quei millennial che sono cresciuti insieme ad Anna, e che oggi, con dolce nostalgia, si ritrovano a cantare a memoria ogni nota di Take Me Away insieme ai Pink Slip.
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