C’è un prima e dopo Covid, ed è un fatto. Un altro fatto è che ciò ha avuto un’influenza enorme sugli spazi dei fan. L’essenza stessa dei fandom, la loro cultura è cambiata radicalmente. Secondo una tesi molto popolare, la pandemia ha portato in questi spazi online persone che prima d’allora non avevano mai avuto modo di immergersi in questi mondi né di impararne le regole. Un ulteriore elemento da tenere in considerazione sono le differenze generazionali che, per quanto ci sforziamo di appianare, esistono e sono impossibili da ignorare. Il modo di fruire dei media è cambiato e il nuovo pubblico che vi si approccia, formato da persone che pre-pandemia erano ignare della cultura dei fandom, sembra cercare qualcosa di diverso, quasi pretendendo che le creazioni dei fan per i fan rispondano esclusivamente alle loro preferenze.
È un pubblico che giudica i fan per ciò che a loro piace in un’opera di finzione, specialmente quando si trovano faccia a faccia con una realtà in cui personaggi che non hanno mai interagito tra loro godono di una solida fanbase o nella quale tematiche forti come l’incesto, la bestialità o le relazioni tra mostri e umani sono all’ordine del giorno.
Lo scopo dei fandom e dello shipping all’interno dei fandom, attraverso piattaforme come Tumblr o Archive Of Our Own, è quello di esplorare qualsiasi realtà immaginaria indipendentemente dal canone del franchise di riferimento e senza alcuna censura.
L’idea stessa di voler zittire parte del pubblico, tutte quelle persone che navigano nei fandom da anni e sono considerate addirittura troppo adulte per farne parte, è contraria ai principi dei pro-shipper, che desiderano solo che ci sia spazio per chiunque di condividere le proprie passioni.
Il nuovo pubblico, che incontrando qualcosa di nuovo e inaspettato affronta un vero e proprio shock culturale, sembra aver bisogno di una voce autorevole che suggerisca cosa fare e cosa apprezzare di un’opera di finzione, al punto tale da rifiutare qualsiasi contenuto non canonico o suggerito dall’autore originale del prodotto.
Ci si preoccupa così tanto di tener fede al canone, da dimenticare che lo scopo del fandom è spesso esattamente l’opposto, ossia trovare rifugio in qualcosa che non è canonico ma che abbiamo desiderato, che fa star bene e divertire.
Le ship immortale x mortale e la percezione dei nuovi fan
Quando parliamo di un nuovo tipo di pubblico entrato nei fandom a gamba tesa, facciamo chiaramente una brutta generalizzazione. Eppure un fondo di verità c’è, questo cambiamento esiste e alcuni cliché su cui i racconti di finzione si basano ne soffrono più di altri. Un esempio su tutti? La percezione della dinamica romantica tra un essere immortale e uno mortale.
Nonostante resti popolarissimo, soprattutto tra i lettori di dark romance, il tropo “immortale x mortale”, che ha da sempre affascinato il pubblico, viene osservato al microscopio e criticato in ogni sua parte, soprattutto quando uno dei due protagonisti è adolescente.
Il famoso cliché racconta un amore tormentato tra una creatura immortale, che sia un vampiro, una divinità o qualsiasi altro essere fantastico, e un umano. Esplora il tema dell’amore eterno, ma anche del sacrificio e del peso di una vita eterna che assume i contorni di una condanna.
Detta così sembra narrativamente una relazione inattaccabile, eppure il problema della differenza d’età tra i personaggi, che aggiunge ulteriore complessità alla storia, preoccupa parte dei nuovi fan.
Fare il tifo per questo tipo di coppia significa essere messi costantemente in discussione: sperare in una ship tra un immortale millenario e una ragazza mortale o viceversa equivale a ignorare la considerevole differenza d’età tra i due personaggi e per i nuovi fan ciò è impensabile.
Rukia and Renji have been friends for god knows how long. If Rukia and Ichigo were to end up together it would be weird because nobody wants to question the big ass age gap
— 🔞Captain Toji M Tankman🔞 (@dantedokuganryu) April 13, 2025
Ciononostante, queste ship esistono e sono sempre state tra le più amate dei fandom di appartenenza. Avete mai sentito qualcuno preferire Buffy e Riley solo perché lui è mortale? Naturalmente, la riposta è no. Anche chi non ha mai visto la serie sa che le ship più popolari di Buffy l’ammazzavampiri coinvolgono entrambe una mortale (Buffy) e un vampiro centenario (Angel o Spike).
Ma allora cos’è che è andato storto? Le ship con protagonista un essere immortale sono davvero così problematiche? Cosa dicono, se lo fanno, di chi le apprezza? Rispondere a queste domande è più facile di quanto si pensi.
9 ship con la dinamica immortale x mortale
Se guardiamo ai fandom più amati di sempre, ci rendiamo conto che le ship immortale x mortale sono tra le più popolari e longeve. Pensiamo all’universo di The Vampire Diaries o a quello di Buffy l’ammazzavampiri in cui le relazioni tra mortali e vampiri sono parte integrante della trama. Pensiamo ancora a True Blood, che ha riarrangiato la medesima dinamica in maniera ancor più sensuale.
Ma l’archetipo va ben oltre l’Occidente: in Inuyasha, la storia ruota attorno alla relazione tra l’umana Kagome e il mezzodemone Inuyasha.
E poi c’è la letteratura. In Shadowhunters (e ancora di più nel prequel Le Origini), le ship con protagonisti un umano e un immortale si moltiplicano: da Magnus e Alec a Tessa e Will o Tessa e Jem, il tropo viene affrontato non solo sotto una luce romantica, ma soprattutto sotto quella più tragica.
E come dimenticare una delle coppie simbolo del fantasy? Arwen ne Il Signore degli Anelli sacrifica volontariamente la propria immortalità elfica per amore di Aragorn.
Scopriamo nel dettaglio qualcosa in più di queste ship e del perché hanno tanto fascino.
1. Stefan/Elena e Damon/Elena (The Vampire Diaries)
The Vampire Diaries è forse l’esempio contemporaneo più chiacchierato di triangolo amoroso tra una mortale e due vampiri immortali. Le relazioni di Elena con Stefan prima e Damon poi ci hanno appassionato raccontando una storia di desiderio, amore, destino e rinunce.
Entrambe le relazioni esplorano il tema della perdita dell’innocenza e di una scelta all’apparenza impossibile in un mondo in cui la vita eterna non è una benedizione, ma una condanna.
Elena non desidera essere una vampira e Damon sceglie infine volontariamente una vita umana accanto alla donna che ama. Ma è proprio la difficoltà di queste scelte a rendere la coppia tanto amata, finendo per essere considerata una delle più amate dell’ultimo decennio.
2. Buffy/Angel e Buffy/Spike (Buffy the Vampire Slayer)
Per ben due volte Buffy Summers si innamora dei suoi nemici naturali: due vampiri con oltre un secolo di vita alle spalle. Prima Angel e poi Spike ricambiano il sentimento della ragazza, ma raccontano due storie diverse, entrambe almeno in parte considerate problematiche.
Da un lato, Angel rappresenta un amore tragico e tormentato, messo a rischio dalla maledizione che affligge il vampiro, minacciando di trasformarlo nella sua versione mostruosa non appena assaggiato un attimo di felicità.
La relazione con Spike è passionale e autodistruttiva e solo col tempo, dopo essere passata attraverso l’orrore di “Profondo rosso” e la realizzazione che Buffy meriti di meglio, si trasforma in venerazione pura da parte del vampiro.
Entrambi hanno vissuto secoli prima di incontrarla, eppure è Buffy a ridefinire la loro esistenza.
Sono relazioni disfunzionali, pericolose e distruttive, ma non per questo meno interessanti o meritevoli di essere apprezzate da un fandom che non ha paura di esplorare i lati più oscuri dell’umanità.
3. Sookie/Eric e Sookie/Bill (True Blood)
Nel mondo sensuale, crudo e violento di True Blood, la nostra eroina è la telepate Sookie Stackhouse che sembra essere un’esca per i vampiri di Bon Temps e non solo.
La sua prima relazione, quella con Bill Compton si configura fin da subito come intensa e complicata. E quando Eric Northman fa la sua comparsa, mostrando interesse verso la giovane cameriera, le cose si complicano ulteriormente.
Le relazioni di Sookie col mondo sovrannaturale non si limitano, infatti, al loro aspetto romantico, ma hanno anche un risvolto politico e sociale.
Il legame di Sookie con Bill ed Eric diventa un’interessante riflessione sul potere, sul desiderio e sull’identità e, proprio per questo, sarebbe superficiale e riduttivo liquidarle come semplici storie con una consoderevole differenza d’età e di esperienze.
4. Inuyasha/Kagome (Inuyasha)
Inuyasha è uno degli esempi più popolari di romanticismo tra un essere immortale e una fanciulla umana.
La giovane Kagome viene trasportata nel passato, e per la precisione nell’epoca Sengoku. Così fa la conoscenza del mezzo demone Inuyasha, congelato in un magico sonno. La relazione tra i due è una lenta costruzione fatta di fiducia, dolore, crescita, sacrificio e comprensione delle differenze che non sono solo quelle tra un immortale e una mortale, ma sono soprattutto culturali.
La storia di Inuyasha e Kagome non è quella di uno squilibrio di potere, ma quella dell’incontro tra due mondi e proprio per questo è sempre stata tra le più amate della letteratura a fumetti.
5. Magnus/Alec (Shadowhunters)
Magnus Bane è uno stregone immortale che ha vissuto centinaia di vite, Alec Lightwood un giovane Shadowhunter alle prese con la propria identità.
Nonostante sia una delle relazioni più sane tra un essere immortale e un mortale, anche la storia di Magnus e Alec è costruita nella tragedia. Siamo portati a domandarci insieme a loro cosa accadrà. Magnus guarderà il suo amato invecchiare e morire o rinuncerà alla propria immortalità? È pronto a una rinuncia del genere? È interessante considerare cosa ciò comporta. Per Magnus, scegliere una vita mortale con Alec significa cambiare la traiettoria della sua esistenza e ridefinire la propria identità.
Ma è proprio questo angst a rendere la ship così amata: il loro amore è una scelta quotidiana, anche quando quella scelta è difficile.
6. Dottore/Rose (Doctor Who)
Il Dottore non è umano, ha due cuori, viaggia nel tempo e si rigenera in nuove forme. Rose Tyler è una ragazza alla ricerca di qualcosa in più nella vita che non fare la commessa.
La relazione tra Rose e il Dottore, soprattutto quello di David Tennant, ha forti connotazioni romantiche fin dal primo incontro. Rose si invaghisce dell’uomo che può portarla al di fuori dal suo micro-mondo e il Dottore, pur consapevole delle differenze tra un Signore del Tempo e un essere umano, non può fare a meno di provare per lei un sentimento.
7. Castiel/Dean (Supernatural)
Alla sua introduzione, Castiel è un angelo incapace, in teoria, di provare sentimenti umani. L’incontro con Dean, già profondamente segnato dalla sua vita di cacciatore, riesce a cambiarlo. Anzi, cambia entrambi.
Fin dalla quarta stagione, nasce tra loro un’intesa carica di tensione che culmina nella confessione di Cas nel terzultimo episodio dello show e che gioca fin da subito con i temi del sacrificio, dell’umanizzazione del divino e della salvezza reciproca. Il fandom ha colmato i vuoti lasciati dallo show, trasformando il sottotesto romantico tra Dean e Cas in una delle ship più popolari e discusse della serialità contemporanea.
8. Arwen/Aragorn (Il Signore degli Anelli)
Nell’epico mondo di Tolkien, l’amore tra Arwen e Aragorn sembra non essere destinato a un lieto fine, contrastato com’è da Elrond, che non vorrebbe vederla rinunciare alla sua immortalità.
Eppure, è proprio ciò che accade. Lei rinuncia consapevolmente alla vita eterna per restare (e morire) accanto a lui.
9. Tessa/Will e Tessa/Jem (Shadowhunters: Le Origini)
Tessa Gray è una creatura immortale con poteri misteriosi, Will e Jem due Shadowhunters legati da un rapporto fraterno e profondo. La trilogia The Infernal Devices racconta di come i due amici si innamorino della ragazza e di come lei, a sua volta, li ricambi entrambi.
Tuttavia, Tessa è immortale e se i due ragazzi potranno vivere tutta la loro vita con lei, lei non potrà mai vivere tutta la propria con loro.
Ancora una volta, dunque, l’immortalità è una maledizione che costringe Tessa a convivere costantemente col senso di perdita.
Finzione, moralità e alfabetizzazione mediatica
In rete, capita fin troppo spesso di assistere a discussioni in cui si confondono finzione e realtà, in cui la preferenza per un personaggio o una ship “tossica” viene automaticamente interpretata come una dichiarazione di principi morali che si riflettono nella vita reale. Una delle risposte più comuni a questo atteggiamento è affermare che l’alfabetizzazione mediatica è morta. Ed è vero, serve più che mai la capacità di leggere un’opera con occhi critici e consapevoli, senza saltare subito a conclusioni di natura morale. La narrativa non è una lista infinita di buoni e cattivi, non un test etico. È uno spazio in cui esplorare, interrogarsi, empatizzare anche con ciò che non ci appartiene, soprattutto quando ci riesce particolarmente difficile.
Un esempio emblematico della mancanza di alfabetizzazione mediatica sta, come già citato, nel giudizio che alcune persone riservano a chi ama personaggi negativi, come i cattivi delle storie che raccontano, per esempio, dell’eterna lotta tra bene e male: se apprezzi Voldemort come figura narrativa, allora – secondo una certa logica distorta – saresti complice, o persino sostenitore, delle sue azioni. È però un fraintendimento grave e pericoloso: amare un personaggio complesso non significa approvare le sue scelte nella vita reale. Significa piuttosto riconoscere la qualità della scrittura, l’efficacia narrativa, la potenza simbolica e il ruolo che quel personaggio svolge nella concatenazione di eventi attraverso cui la storia di snoda.
Non riuscire a trovare caratteristiche interessanti in un villain o in un personaggio controverso è una posizione legittima e soggettiva. Accusare chiunque sia in grado di farlo di giustificarne le azioni non lo è. Comprendere, o almeno provarci, perché alcuni personaggi, anche se imperfetti, affascinano significa essere capaci di una lettura più matura e sfumata delle cose, e non di una supposta superiorità morale.
Ed è necessario ricordare che la narrazione, a meno che non esista per soddisfare quel fine (come nel caso delle favole), non è sempre uno strumento morale in senso didattico. Molti personaggi affascinanti della letteratura o della televisione – pensiamo di nuovo a Spike in Buffy l’Ammazzavampiri – si sono macchiati di atti orribili, imperdonabili nella realtà, eppure, da un punto di vista di mero interesse narrativo, restano figure complesse e affascinanti, senza le quali la storia non esisterebbe così com’è. La loro forza non sta nel fornire un esempio da imitare, ma nell’offrire spunti per riflettere su ambiguità e conflitti interiori.
Alcune scelte narrative, per quanto sofferte, sono funzionali allo sviluppo di questi conflitti, che a loro volta servono a esplorare lati dei personaggi altrimenti ignorati.
Proprio per questo, ergersi a bussole morali in qualsiasi fandom e attaccare chiunque sia capace di apprezzare personaggi e dinamiche problematiche non è sinonimo di superiorità etica. Riflette invece una visione semplificata e poco analitica del mezzo narrativo. L’idea per la quale comprendere un personaggio fittizio significa giustificarne le azioni nella vita reale è una forzatura logica e una generalizzazione errata. La finzione serve anche a esplorare scenari oscuri in uno spazio sicuro, proprio perché la realtà non è coinvolta direttamente. È un luogo in cui ci avventuriamo in mondi che nella realtà ci farebbe orrore. È una palestra emotiva, non un banco di prova per le nostre azioni quotidiane.
In una recente intervista, Matt Smith ha detto:
È giusto sentirsi a disagio mentre si guarda un quadro o un’opera teatrale, ma temo che tutto ora sia stato ridimensionato e attenuato.
L’arte, la letteratura, i media in generale non servono a confortare il pubblico, ma a farlo riflettere, a far sentire qualcosa senza fornire risposte in maniera didascalica. Pretendere che ogni opera debba aderire allo schema del bene contro il male e che ogni fruitore debba schierarsi dalla stessa parte, senza neppure tentare di scoprire diversi livelli di lettura, è riduttivo e soffocante.
Il fandom come laboratorio narrativo, non tribunale morale
Ciò che rende bello far parte di un fandom sono le infinite possibilità che offre. Parteciparne vuol dire giocare con l’immaginazione, con la riscrittura, esplorare ogni possibile “what if?” senza la paura costante di essere giudicati. Ma quando questi spazi si trasformano in arene in cui lottare all’ultimo sangue o aule di tribunale in cui il valore di un’opera viene misurato solo in base alla sua aderenza a un inflessibile codice etico, rischiamo di svuotarli non tanto del loro significato, quanto della loro identità.
Apprezzare una storia non significa accettarla acriticamente, così come amare una ship o un personaggio problematico, un “malessere“, non implica condividerne i comportamenti. Vuol dire invece creare un dialogo attivo con ciò che guardiamo o leggiamo, riuscire a trasformarlo e a farlo nostro se serve. Ed è proprio questa partecipazione a tenere viva la fiamma dei fandom.
Ciò non significa difendere qualsiasi contenuto senza interrogarsi sul possibile messaggio dannoso che potrebbe avere, ma accettare che esistono più voci e interpretazioni e che è giusto ci siano anche se ci mettono a disagio.
Quindi, prima di puntare il dito contro chi trova affascinante un’antica divinità innamorata di un’eroina mortale o chi scrive fanfiction su relazioni moralmente ambigue, vale la pena chiedersi: stiamo davvero parlando dall’alto di un piedistallo morale o semplicemente giochiamo a fare la polizia del fandom, tentando di controllare il modo in cui altri vivono una storia di finzione?
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