C’è una catena infinita di rimandi che spiega l’origine di Wicked al cinema. Il film con Cynthia Erivo e Ariana Grande è l’adattamento cinematografico dell’omonimo musical (o meglio, del suo primo atto) basato sul romanzo Strega – Cronache dal Regno di Oz in rivolta di Gregory Maguire, a sua volta ispirato a Il meraviglioso mago di Oz di L. Frank Baum.
Wicked (o Wicked: Parte 1, il secondo capitolo sarà nelle sale esattamente tra un anno) non era partito col piede giusto, per lo meno agli occhi degli estimatori del musical di Broadway.
Eccetto qualche rara eccezione (Tick, Tick… Boom! ne è un esempio glorioso), Hollywood non ha esattamente una storia di successi alle spalle per quanto riguarda l’adattamento di musical teatrali per il grande schermo. E con un musical amato come il Wicked di Winnie Holzman e Stephen Schwartz sembrava doveroso un atteggiamento scettico. Insomma, sembrava quasi sacrilego voler intaccare la perfezione di una pietra miliare del teatro. Il pubblico non era contrario di per sé, ma era prudente e spaventato.
Queste preoccupazioni, per quanto fondate, non hanno tuttavia trovato riscontro nel film diretto da Jon M. Chu, una pellicola divertente, dall’anima pop, sopra le righe quando è necessario, emozionante dalla prima all’ultima nota, brillante, colorato, musicalmente perfetto, semplicemente spettacolare.
Ma andiamo con ordine e scopriamo di cosa parla Wicked, quali sono i suoi punti di forza e perché vale proprio la pena vederlo.
Wicked, il film con Cynthia Erivo e Ariana Grande è un inno alla sorellanza
La storia di Wicked ha inizio col suo finale: Glinda, la Buona Strega del Sud, annuncia la morte della Malvagia Strega dell’Ovest e tutti gioiscono alla notizia sulle note di “No One Mourns The Wicked”. Nessuno piange la morte dei malvagi, intonano gli abitanti della Città di Smeraldo. Eppure, c’è da domandarsi, la strega era davvero così cattiva? La voce spezzata di Glinda mentre esclama “Good news!” racconta una storia diversa, quella dell’amicizia improbabile tra Glinda ed Elphaba, nata nei confini dell’Università di Shiz e narrata attraverso un lungo flashback che ha inizio con la nascita della strega dalla pelle verde.
Elphaba non ha mangiato erba da bambina: la tematica della diversità in Wicked, la recensione
Tutto il film si fa portavoce di un messaggio importante e quanto mai attuale, quello della diversità e della discriminazione.
Fin dal suo primo vagito, Elphaba sembra avere il destino segnato: nessuno pare essere in grado di vedere oltre la sua pelle verde, non suo padre Frexspar (Andy Nyman), che ordina immediatamente che venga condotta lontano da lui, non i bambini del vicinato, non i compagni di scuola, spesso neanche sua sorella Nessarose (Marissa Rose) e, almeno inizialmente, neppure la “buona” Galinda. Solo Fiyero (Jonathan Bailey) fa la differenza, ma Elphaba è troppo diffidente per accorgersene.
La pellicola gioca sul binomio tra essere e apparire e pone lo spettatore di fronte a una realtà di cui fa esperienza tutti i giorni. Wicked si domanda quanto peso abbia il giudizio altrui e quanto questo si basi su una componente esclusivamente fisica. Glinda è bionda, bella e popolare, dice le cose sbagliate e non è esattamente nota per la sua capacità di giudizio. È estremamente divertente, ma non è così buona come gli altri la dipingono. Eppure è amatissima, è lei a dare l’esempio.
Elphaba, d’altro canto, ha trascorso la vita sulle difensive, è sempre stata il capro espiatorio, costretta a subire domande sulla sua pelle verde e occhiatacce indesiderate. Ha visto la paura e il disprezzo nello sguardo degli altri, per anni ha sperato di poter provare il suo valore e che qualcuno potesse vederla per chi è davvero, oltre il colore della sua pelle.
Cynthia Erivo è bravissima nel trasmettere lo stato d’animo inquieto e in parte rassegnato di Elphaba, ma nel suo sguardo arde ancora la speranza che le cose cambino.
La tematica dell’accettazione del diverso, che culmina con la scena dell’Ozdust Ballroom si dispiega in svariate declinazioni, la più evidente delle quali è quella del bullismo. Ma trova spazio anche una riflessione sul trattamento degli animali e su quanto costi prendere posizione contro le ingiustizie.
Wicked recensione, il sottotesto romantico queer nella relazione tra Elphaba e Glinda
Discriminazione, bullismo, tematiche sociali, ma soprattutto sorellanza. La storia di Wicked è stata definita quella di un’amicizia fortissima, per quanto improbabile, tra le due protagoniste.
È tuttavia possibile (doverosa) una seconda lettura della vicenda in chiave queer. Il rapporto tra Elphaba e Glinda cresce nel tempo e si trasforma, ma fin da principio è evidente la presenza di un sottotesto romantico. “My face is flushing / What is this feeling? (Il mio viso è arrossato / Cos’è questa sensazione?)”, si chiede Glinda in “What Is This Feeling?”, ma già in apertura, quando le viene domandato se lei e la Malvagia Strega dell’Ovest fossero amiche, la risposta di Glinda nasconde un’ambiguità di fondo: “Well, it depends on what you mean by ‘friend’ / I did know her / That is, our paths did cross / At school (Beh, dipende da cosa intendi per ‘amica’ / L’ho conosciuta / Cioè, le nostre strade si sono incrociate / A scuola)”. Un’ambiguità che viene in qualche modo esplicitata nel commovente momento del ballo all’Ozdust Ballroom.
Wicked, la recensione: Elphaba non è cattiva, la disegnano così
Ogni classica fiaba, ogni storia di formazione raccontano più o meno la stessa storia, quella dei buoni che vincono sui cattivi, quella della divisione netta tra bene e male, quella in cui la strega cattiva non ha mai la meglio sulla principessa.
Poi qualcosa è cambiato, a volte l’eroe si è trasformato in villain e molte altre abbiamo scoperto che c’è una ragione per cui il cattivo ha lasciato che il potere lo corrompesse. Gli universi di finzione si sono popolati di personaggi più sfaccettati, di cattivi con una storia complessa alle spalle che li ha resi semplicemente irresistibili.
La storia di Elphaba si colloca su questa scia, ma allo stesso tempo la supera. Elphaba è mossa da sentimenti positivi, dai valori della giustizia e del coraggio, non è una cattiva che diventa tale a causa delle circostanze, non è una villain che se la prende con gli altri perché la vita è stata ingiusta con lei. Elphaba non è una villain e basta.
Né il rifiuto del padre né il tradimento della misteriosa Madame Morrible (Michelle Yeoh) trasformano Elphaba nella cattiva della storia: è un ruolo che piuttosto le viene imposto e che, forse, alla fine accetta. Ed è proprio questo che fa di Elphaba una protagonista diversa, una di quelle che, alla fine dei giochi, riusciamo pienamente a giustificare.
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3 thoughts on “Wicked è uno spettacolo coloratissimo che riflette sul tema della diversità, la recensione”