Female-coded è un termine utilizzato nei fandom per descrivere personaggi maschili che presentano tratti più stereotipicamente femminili.
La maggior parte dei protagonisti maschili nei media incarna il concetto di mascolinità classica: gli uomini sono dei leader nati, hanno carriere di successo, sono stoici, non piangono, non sono fragili, ma forti e determinati. Quando si vira verso tratti di machismo e mascolinità tossica, gli uomini diventano possessivi e manipolatori. Nei confronti delle donne assumono posizioni di potere e di controllo. Non svolgono faccende considerate prettamente femminili (cucinare, pulire, prendersi cura della famiglia o della casa) e non possono essere vittime: non possono subire abusi, non possono essere manipolati, non possono essere stuprati.
Dall’altra parte, sempre nell’ambito degli stereotipi di genere in TV, le donne non stanno al comando, sono ingenue, frivole e fin troppo emotive. Subiscono abusi e vengono manipolate continuamente. Sono vittime. Hanno bisogno del sostegno dei loro partner, sono le donzelle in difficoltà. Non capiscono di politica, sono sottomesse e viene loro sottratta qualsiasi capacità di agire autonomamente.
I personaggi femminili sono considerati i più deboli, sono coloro ai quali le cose accadono e basta, non quelli che le fanno accadere. Piangono, sono gelose, impacciate e arrossiscono quando incontrano la persona di cui sono innamorate. Sono spesso vittime di uomini malvagi. Vengono ingannate, sono ingenue e preda delle proprie emozioni.
Gli uomini agiscono e prendono in mano la situazione proprio in quanto uomini. Lo fanno perché è la cosa giusta da fare, perché sono gli unici ad avere le capacità necessarie per farlo. Sono guidati dalle loro azioni e dalla loro morale a differenza delle donne che agiscono (nei rari casi in cui lo fanno) solo in virtù dell’essere amate, perché soffrono o perché hanno bisogno della validazione maschile per essere complete.
Naturalmente si tratta puramente di stereotipi di genere piuttosto sessisti che per fortuna sono stati in gran parte superati. Personaggi come Buffy, le guerriere Sailor o le streghe del trio ci hanno mostrato che le donne possono avere agency, non sono solo coloro che subiscono ma anche quelle che agiscono.
Ma se dal lato venusiano la donzella in difficoltà è ormai un cliché anacronistico, da quello marziale superare lo stereotipo del maschio alfa sembra ancora un’impresa lontana. La donna “tosta, forte, indipendente” che canta Marcella Bella ha una sua dimensione a Hollywood e un po’ in tutti i media, mentre sono più rari i casi di personaggi maschili female-coded, che mostrano vulnerabilità, si prendono cura di bambini e famiglie o amano hobby che la società etichetta come per ragazze.
I personaggi scritti con codici femminili possiedono tutti o parte dei tratti, dei comportamenti e delle caratteristiche associati alla femminilità, come la cura, l’empatia, la collaborazione o anche l’estetica.
Attenzione però! Non si tratta di letture che vanno sotto l’ombrello queer, qui non è in esame l’identità di genere dei personaggi in senso stretto, ma solo le caratteristiche tradizionalmente e culturalmente associate alle donne.
Proviamo a fare qualche esempio di uomini female coded e impariamo a riconoscerli.
Personaggi come il Peeta Mellark di Hunger Games ricadono perfettamente nella nostra descrizione. Peeta è gentile, è più bravo con le parole che con la forza bruta, anzi, nell’arena è lui che assume spesso il ruolo della donzella in difficoltà. È empatico, non ha paura di esprimere i propri sentimenti ad alta voce.
Prima dei giochi lavorava con la sua famiglia nell’ambito culinario, nello specifico usava le proprie mani per decorare torte. E se già la cucina di per sé è un’arte associata alla femminilità, i dolci e le decorazioni sono la chicca, il valore aggiunto alla sua caratterizzazione female coded. Peeta usa ancora le sue mani con amore nel finale de Il canto della rivolta, quando decora il giardino di Katniss con delle primule, in ricordo di Prim. Giardinaggio, ancora una volta un’arte culturalmente femminile, usata per dare conforto alla persona amata. Peeta è tutto il contrario di ciò che lo stereotipo del maschio alfa propone.
Un altro esempio in tal senso è Jeremiah Fisher de L’estate nei tuoi occhi. Anche lui, come Peeta, ha la passione per la cucina, anche lui si prende cura delle persone amate (la madre morente) e si occupa della gestione della casa. Jeremiah ha una sensibilità spiccata, che si mostra soprattutto nel confronto con Conrad. I fratelli Fisher sono scritti in maniera speculare. Se Connie ha una carriera in ascesa Jere è quello che arranca per capire cosa fare della sua vita, se il primo fa fatica ad aprirsi e tiene per sé le proprie emozioni, l’altro le esprime ad alta voce, piange, si arrabbia, diventa meschino se ferito, non gli importa di mostrarsi sciocco, di cantare Summer Nights al karaoke o di ballare in maniera ridicola in una stanza piena di persone.
E
poi ci sono Sanji e Chopper in One Piece. Anche loro hanno delle premure “femminili” nei confronti dei membri della ciurma, come se fossero figure materne. Sanji cucina per Rufy e compagni mentre Chopper medica le loro ferite. Il primo usa le sue mani per nutrire, l’altro per curare. Da questo punto di vista i personaggi maschili scritti con codici femminili si avvicinano ed entrano in contatto col tropo del caretaker, un genitore o un suo surrogato che si prende cura della propria famiglia, mettendo in pausa la propria vita per assicurarsi che le persone a cui tiene siano ben accudite. Tra gli uomini, ne sono esempi personaggi come Jonathan Byers (Stranger Things), che non vive mai l’adolescenza e a soli sedici anni si trova a essere una figura genitoriale per il piccolo Will, Dean Winchester (Supernatural), che è un fratello, un padre e una madre per Sammy o Julian Blackthorn (The Dark Artifices), custode della propria famiglia. Tre versioni di Fiona Gallagher al maschile che mettono da parte le loro ambizioni, le aspirazioni, lo studio, il lavoro, le relazioni romantiche… la loro intera vita per i propri fratelli minori.
Occorre poi spendere qualche parola sui personaggi maschili vittime di abusi sessuali o domestici. Perché sono female coded? Non perché un uomo non possa subire una violenza, ma perché quelle sulle donne sono più frequenti, più discusse e di conseguenza anche più rappresentate nei media. Da questo punto di vista sono scritti con codici femminili personaggi come Justin Foley (Tredici) o Gilbert Cocteau (Il poema del vento e degli alberi), fragili come pochi anche a causa degli abusi subiti. O ancora Louis De Pointe du Lac (Intervista col vampiro), vittima di un matrimonio violento e delle manipolazioni di un partner che non gli permette di essere libero. Le storie che rappresentano e il modo in cui vengono problematicizzate sono il più delle volte declinate al femminile (mentre se si tratta di stupri o violenze nei confronti degli uomini nella maggior parte dei casi il discorso viene banalizzato o ignorato).
Anche un personaggio come Anakin Skywalker può essere codificato come più vicino a una donna che a un uomo perché non rappresenta il classico protagonista holywoodiano. È un antieroe fallibile che in ambito politico commette solo passi falsi. È particolarmente sensibile (lo vediamo piangere, tanto), è preda delle proprie emozioni e per questo facilmente manipolabile da uomini di potere che si approfittano della sua ingenuità.
I personaggi maschili scritti con codici femminili dimostrano che vulnerabilità, cura ed emotività non sono limiti, ma possibilità narrative. Mettono in crisi il modello del maschio alfa e ampliano l’idea di mascolinità, che può essere vulnerabile, empatica e fallibile senza per questo risultare meno legittima. Riconoscere queste sfaccettature significa mettere in discussione l’idea che forza e azione appartengano solo agli uomini, e che cura ed emotività siano prerogative femminili. Più questi personaggi trovano spazio nei media, più si va a sdoganare l’idea di una mascolinità classica e si propone al suo posto un nuovo modello più complesso, realistica e sano.
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