Quello tra Mike Flanagan, il genere horror e Netflix è un sodalizio iniziato con The Haunting of Hill House nel 2018 che perdura ormai ben saldo da anni attraverso raccapriccianti racconti a puntate che scavano nelle fragilità e nelle paure ancestrali che camminano di pari passo con gli esseri umani fin dalla notte dei tempi.
Peculiarità dei lavori di Flanagan è quella di utilizzare lo spaventoso e il sovrannaturale per parlare di tematiche estremamente reali e terrene. Traumi infantili, salute mentale ed elaborazione del lutto con Hill House; amore romantico, amore tossico, amore per la famiglia, amore disinteressato in The Haunting of Bly Manor; fede, fanatismo religioso, isteria di massa in Midnight Mass; malattia e morte con The Midnight Club.
La caduta della casa degli Usher si inserisce perfettamente nella narrativa di Mike Flanagan che stavolta, attraverso l’adattamento delle più famose opere di Edgar Allan Poe rielaborate per incastrarsi tra loro come tessere di un complesso puzzle (oltre a quella omonima che dà il titolo alla serie anche La maschera della morte rossa, I delitti della Rue Morgus, Il gatto nero, Il cuore rivelatore, Lo scarabeo d’oro, Il pozzo e il pendolo e Il corvo), ci offre un racconto macabro in cui il male è incarnato dall’essere umano più che da demoni, fantasmi e creature della notte.
Il mostruoso ne La caduta della casa degli Usher, la recensione
Chi ci fa paura nella storia degli Usher sono Roderick e Madeline più che Verna. Anzi, il corvo è solo un mezzo, uno strumento nelle mani sporche di sangue dei protagonisti, che lasciano una scia infinita di cadaveri ai loro piedi senza neppure provare un briciolo di rimorso.
Non a caso, gli Usher sembrano rappresentare i sette vizi capitali: disinibito e votato al sesso, Prospero incarna la lussuria; Camille, gelosa dell’apparente successo della sorella Victorine è l’invidia; Napoleon, disincantato nei confronti della vita e completamente annichilito dall’abuso di droga simboleggia l’accidia; Victorine, che non sopporta l’umiliazione di fallire e che per questo è disposta anche a mettere in pericolo vite innocenti, è l’allegoria della superbia; Tamerlane, desiderosa di ottenere successo a ogni costo, è la gola; Frederick, nel rapporto violento e possessivo con la moglie, è l’immagine dell’ira; Roderick e Madeline sono, infine, incarnazioni dell’avarizia. Per arricchirsi e ottenere i privilegi economici che sono mancati loro da bambini e in gran parte dell’età adulta, sono capaci di vendere letteralmente al diavolo la loro famiglia senza batter ciglio.
Nonostante il marciume circondi la famiglia protagonista, ne La caduta della casa degli Usher esiste una legge del contrappasso per cui il male perpetrato torna ciclicamente indietro e nulla resta impunito. Chi fa del male viene a sua volta ferito, e ogni azione negativa ha delle conseguenze terribili, che vengono subite non solo da chi le compie, ma anche da tutti coloro che si trovano loro malgrado coinvolti nel vortice di caos e violenza che sta al principio della storia di Roderick.
L’esistenza dei protagonisti dell’opera di Flanagan sembra scandita e regolata da una sorta di effetto farfalla per cui le azioni del presente e quelle del futuro solo legate da una strettissima correlazione di causa e effetto. Se il padre biologico di Roderick e Madeline li avesse aiutati economicamente non sarebbe mai stato ucciso da Annabeth Gish. Se i due gemelli non avessero vissuto in condizioni sociali ed economiche così precarie non sarebbero diventati adulti avidi col desiderio di arricchirsi a discapito di tutto il resto e non avrebbero condannato a morte Rufus Griswold per prenderne il posto a capo della Fortunato Pharmaceutical. Senza l’omicidio, Verna non si sarebbe mostrata a Roderick e Madeline durante la notte di capodanno del 1979, di conseguenza non sarebbe stato siglato alcun patto e la dinastia degli Usher non sarebbe stata spazzata via in maniera così brutale e crudele.
Come ribadisce più volte Verna ai figli di Roderick (e a noi spettatori), ognuno di loro è la conseguenza diretta di scelte familiari e personali di chi, trovandosi a un bivio, ha imboccato la strada sbagliata. Ne La caduta della casa degli Usher il potere decisionale è ciò che determina il fato dei personaggi.
Cause e conseguenze scandiscono la parabola discendente di Roderick e della sua linea di sangue, lasciando nello spettatore un senso di orrore misto a pena che cresce sempre più fino a culminare nell’inquietante finale di serie, in cui il cerchio viene perfettamente chiuso, la tragedia della famiglia Usher si carica di ulteriori sfumature e la discesa verso gli inferi si fa sempre più rovinosa e bestiale.
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