Better Call Saul 5 | Recensione 2 min read

La quinta stagione di Better Call Saul è sinonimo di cambiamento: la storia si evolve e i personaggi percorrono strade inaspettate. Gli ultimi episodi della serie, preludio alla stagione finale, avvicinano sempre più Better Call Saul a Breaking Bad, tanto che lo stesso Saul viene finalmente iniziato al mondo dei cartelli e dello spaccio di droga. Gli scherzi, le innocenti truffe e le trovate bizzarre sembrano una bazzecola rispetto allo shock che subisce il protagonista.


Non ci troviamo più di fronte a Slipping Jimmy, né tantomeno a Jimmy McGill: Saul Goodman si è lasciato alle spalle l’ombra dell’amato-e-odiato fratello Chuck ed è ora pronto a diventare l’avvocato cinico e disilluso di cui abbiamo fatto la conoscenza durante Breaking Bad. Non è un caso che l’episodio in cui rimane coinvolto in una sparatoria dopo aver recuperato i soldi della cauzione di Lalo Salamanca sia il più simile nello stile, nella regia e soprattutto per la storia raccontata alla serie madre. Chi, infatti, vedendo Bagman, l’ottavo episodio della quinta stagione, non ha ricordato il momento in cui Jesse Pinkman e Walter White rimangono bloccati nel deserto per poi riuscire a salvarsi per il rotto della cuffia?

E se per Saul le innocue e divertenti beffe sono ormai acqua passata, tanto che non sembrano più lontanamente interessarlo, lo stesso non può certo dirsi per Kim, grande protagonista della quinta stagione. È proprio lei, con Saul ormai immerso in una faccenda più grande di lui, a raccogliere l’eredità di Slipping Jimmy: complotta e macchina con Jimmy per prendere in giro i suoi capi, si licenzia da un lavoro sicuro e redditizio, lascia da parte la propria ferrea morale e, in cerca di vendetta, inizia a giocare sporco, ma, soprattutto, rimane anche lei coinvolta nelle questioni più pericolose che riguardano il cartello di Juárez.

La quinta stagione, infatti, segna un punto di svolta nella vita della serie: ormai non ci troviamo più di fronte a due storie separate – quella di Jimmy e Kim da una parte, e quella di Gus, Nacho e Mike dall’altra – che di tanto in tanto si incontrano, ma che continuano a camminare parallele. Adesso tutti i personaggi sono indistintamente coinvolti nella medesima storyline, e possiamo aspettarci che la stagione conclusiva di Better Call Saul vada esattamente nella direzione che tutti ci aspettiamo, che metta insieme i pezzi mancanti che porteranno la storia di Saul Goodman a incrociare quella di Heisemberg.

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