Proud serie tv HBO Max
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C’è sempre una certa diffidenza nei confronti di tutte quelle serie TV lontane dalla patina americana o forse si tratta solo di una questione di familiarità. Divoriamo tutto ciò che viene dagli Stati Uniti, tutti i prodotti che le piattaforme più popolari pubblicizzano non-stop. E a volte, con qualche eccezione di spicco (sì, parliamo della canadese Heated Rivalry), il rischio è quello di perdere di vista qualcosa a cui invece valeva la pena prestare attenzione.

Non che non ci siano validissime serie TV tra quelle made in USA, con veri e propri capolavori che ci hanno incantati nel corso degli anni, ma esiste un binario parallelo spesso ignorato ed è quello del cinema e della produzione televisiva europei.

Si tratta di serie che fanno meno rumore, ma non per questo meno meritevoli di attenzione, come ben dimostra la polacca Proud, la cui prima stagione si è appena conclusa su HBO Max.

Lo show ha per protagonista Filip, un giovane ragazzo gay la cui vita sembra votata ai piaceri del sesso e dell’alcol. La sua è una vita di eccessi e priva di responsabilità, e a nulla servono le ramanzine della sorella Anka o i suoi tentativi di spronarlo a rimettersi in sesto.

Raccontato così, l’incipit di Proud non è poi così diverso da altri. Ma allora perché vedere questa serie?

Ecco 5 motivi per vedere Proud, la serie polacca di HBO Max

1. Proud ha il trope più bello di tutti

Lo chiamavano Found Family, oggi è più noto come Family of Choice, ma la sostanza non cambia. Si tratta pur sempre di quell’espediente narrativo che amplia e deforma nel modo migliore possibile l’idea di famiglia.

Nella narrativa accade spesso che un personaggio, un orfano o qualcuno che non può contare sul sostegno di una vera famiglia, finisca per incontrare lungo il proprio cammino dei compagni che si trasformano nella sua famiglia. Lo vediamo nei racconti d’avventura come One Piece, in cui la ciurma di Cappello di Paglia si considera una famiglia, o in contesti fantastici come l’universo di Buffy (chi non ricorda l’episodio 5.06, intitolato, appunto, “La Famiglia”?).

In Proud accade esattamente questo. Il nostro protagonista, Filip, e sua sorella Anka non hanno mai potuto contare su genitori presenti. Hanno vissuto in casa famiglia e hanno presto imparato a contare solo l’uno sull’altra, soprattutto quando Anka, rimasta incinta, ha scelto di crescere la piccola Tosia da sola. Ma poi una famiglia è arrivata, non una fatta di legami di sangue, bensì una che i due hanno creato con persone con le quali condividono un vissuto simile. Anka e Filip, Olek e Kiki sono accomunati dal vuoto lasciato dall’assenza – fisica o emotiva – dei rispettivi genitori. Ma anziché limitarsi a subire quella mancanza, hanno creato un nucleo familiare tutto nuovo, fatto di persone che si sostengono soprattutto quando, alla morte improvvisa di Anka, Filip sceglie di adottare la nipote Tosia.

Così il tropo si lega al tema dell’adozione, con Kiki, Olek, la vicina Beata, e Paweł a sostengno della battaglia legale di Filip.

2. Proud è (anche) una storia queer

La vita di Filip, quella amorosa e sessualmente promiscua, rischia di essere un ostacolo per l’adozione della piccola Tosia. L’omosessualità di Filip è posta sotto il microscopio, giudicata e considerata una pratica disgustosa da chiunque voglia ostacolare il suo desiderio di adottare la bambina. Gioca dunque un ruolo cruciale all’interno della macrostoria, perché non resta mai un elemento statico all’interno di essa.

E se pure il rischio di scrivere una storia punitiva per l’ennesimo personaggio queer c’è, Proud lo sfiora senza mai cascarci, raccontando le vicende di Filip Raczyński non in quanto ragazzo gay, ma di Filip Raczyński che è, tra le altre cose, anche un ragazzo gay.

3. Non ne fanno più di serie così: perché vedere Proud su HBO Max

Quando abbiamo bisogno di una serie confortevole, guardiamo Una mamma per amica; se vogliamo ridere vediamo Friends; se siamo alla ricerca di uno show che parli di amore, Bridgerton è sempre un’ottima opzione; se sentiamo nostalgia, c’è The O.C.. E se invece vogliamo soffrire? Se abbiamo bisogno di urlare contro i personaggi, vederli sbagliare, vederli rotolare nella sporcizia e poi, si spera, rialzarsi? Ecco, è a questo punto che vediamo Proud. Perché la serie polacca di HBO eredita i tratti più realistici di serie come Shameless, offrendo uno sguardo crudo e senza filtri alle difficoltà che Filip incontra, di cui è anche spesso causa.

Proud non esita a rappresentare la realtà nella sua bruttezza e, se anche a volte si ha la sensazione che sia necessario riuscire a bilanciare meglio questo aspetto con un pizzico di leggerezza, resta uno show come non ne fanno più: onesto e brutale.

4. Un finale non finale

Lo sappiamo: i finali aperti non piacciono a nessuno, ma nel caso di Proud la scelta funziona alla perfezione.

Il finale della prima (e al momento unica) stagione della serie, lascia la porta aperta a un probabile prosieguo, ma risulterebbe ancora più potente se la serie si concludesse qui. Lascia lo spettatore libero di decidere cosa accadrà a Filip e Tosia, non ci fa perdere le speranze in un lieto fine, ma allo stesso tempo non tradisce le atmosfere degli episodi precedenti. Forse perché, alla fine, l’adozione della bambina non è davvero il fulcro della serie, lo è la lotta che Filip è disposto a combattere per lei.

5. Proud è una finestra su un’altra cultura

Abbiamo chiacchierato a lungo tra i banchi di scuola delle serie americane, di Dawson’s Creek e One Tree Hill. Abbiamo commentato gli episodi dei prodotti d’animazione che arrivavano direttamente dal Giappone. Abbiamo visitato l’Australia con Blue Water High e le amatissime sirene di H2O. Eh sì, a un certo punto ci siamo spostati in Europa, in Spagna con Paso Adelante, in Francia con Gli amici del Cuore, in Regno Unito con tutta una serie di titoli che ci hanno spezzato il cuore. Poi è toccato alla Norvegia con Skam e alla Germania con Maxton Hall. Ma quante volte abbiamo visto rappresentata la Polonia in una serie TV?

Proud merita di essere vista perché è una finestra su una regione europea che conosciamo troppo poco e che, insieme a tante altre, può essere riscoperta.

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