Se le storie queer con protagoniste coppie di uomini rappresentano già una nicchia, quelle incentrate sulle donne lo sono ancora di più. Pur con le dovute eccezioni (Emily e Naomi, Brittany e Santana, Evelyn e Celia, solo per citare alcuni degli esempi più illustri), le ship wlw hanno molta meno presa sul pubblico rispetto a quelle mlm. Che dipenda dalla qualità e quantità dei prodotti, dalla feticizzazione delle coppie gay o da una certa dose di misoginia nei confronti delle storie specificamente femminili, le relazioni tra donne trovano uno spazio sorprendentemente ristretto nella cultura pop.
Goodbye, Lara: La sirenetta diventa una storia wlw
È per questo che, alla scoperta dell’uscita di Goodbye, Lara, l’interesse e il desiderio di vederlo sono stati immediati. L’anime, prodotto da Kinema Citrus in occasione del suo quindicesimo anniversario, è una rivisitazione moderna in chiave yuri de La sirenetta di Hans Christian Andersen.
Il sottotesto omosessuale di Andersen
Una scelta azzeccatissima, dal momento che l’opera originale è stata letta come una metafora dell’omosessualità del suo autore. Dalla corrispondenza epistolare scambiata con l’amico Edvard Collin è emerso, da parte di Andersen, un sentimento romantico non corrisposto, oltre alle difficoltà di farsi accettare in una società (la Danimarca dell’Ottocento) in cui l’omosessualità era fortemente stigmatizzata.
Secondo gli studiosi, La sirenetta, pubblicata a seguito del matrimonio di Collin con una donna, sarebbe lo specchio della delusione amorosa di Andersen, una metafora del suo stato d’animo. Come la protagonista del suo racconto non può vivere nel mondo marino, ma viene rifiutata anche da quello terrestre, così l’autore desidera allontanarsi dalla società eteronormativa nella quale vive, senza però trovare un lieto fine per il proprio desiderio omosessuale.
And historians will call them close friends, besties, roommates, colleagues, anything but lovers
La protagonista dell’anime tratto da La sirenetta è Lara, principessa sirena attratta dal mondo degli esseri umani al punto da bere una pozione magica e trasformarsi a sua volta in umana, nella speranza di trovare l’amore sulla terraferma. Dopo essere stata rifiutata dal principe ed essere finita per trasformarsi in schiuma, Lara riceve una seconda possibilità: torna in vita duecento anni dopo e, ancora una volta sotto forma umana, si mette alla ricerca del vero amore nel Giappone del ventunesimo secolo.
Mentre fa la conoscenza di alcuni ragazzi della sua età, nella speranza di trovare “quello giusto”, la sua costante resta Mari Otsu, una giovane studentessa con la passione per il pugilato che diventa la sua coinquilina, la sua migliore amica, la sua famiglia e, forse, anche qualcosa di più.
La narrazione di Goodbye, Lara è costruita interamente attorno al momento in cui la protagonista si renderà conto dei suoi sentimenti per Mari, comprendendo di aver cercato per tutto il tempo qualcosa che aveva già sotto i propri occhi. Ogni elemento della storia, dal più grande a quello apparentemente più insignificante, sembra condurre Lara verso la presa di coscienza di aver già trovato la propria anima gemella. E l’ultimo episodio non fa che confermarlo: Mari è in pericolo di vita e il pensiero di perderla per sempre dà a Lara quel coraggio in più per ammettere a se stessa di non voler vivere in un mondo senza di lei.
È la naturale conclusione di un percorso costruito fin dal primo episodio, quella a cui sembravano puntare le premesse della serie. Peccato che gli ultimi minuti finiscano per vanificare quanto costruito nel corso di dodici episodi. Una volta superato il pericolo mortale, a Ōtsu tutto torna alla normalità e quanto accaduto tra Mari e Lara viene, di fatto, resettato. Le due ragazze si incontrano un’ultima volta per dirsi addio: Lara parte per Kobe, alla ricerca di un proprio posto nel mondo, mentre Mari la saluta chiedendosi se un giorno si rincontreranno.
In un finale anticlimatico che tradisce lo scopo della serie. Manca del tutto un confronto, un chiarimento, una conversazione che permetta di definire il tipo di relazione tra Mari e Lara. Ancora una volta, una storia tra donne si conclude con un nulla di fatto, come se l’amore omosessuale fosse soltanto un rito di passaggio, un’esperienza transitoria prima di approdare al vero amore, quello eterosessuale. Un gran peccato, l’ennesima occasione mancata per dare alle coppie wlw la stessa dignità di quelle formate da due uomini.
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